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giovedì, 04 ottobre 2007

Free Burma!
filtrato da: ZioSimo alle 01:00 | link | commenti (1)
categories: free burma
venerdì, 28 settembre 2007

Monaci bambini"...Armonia e Riconciliazione..."
filtrato da: ZioSimo alle 02:54 | link | commenti (3)
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giovedì, 26 ottobre 2006

palcovuoto

Alla sera, al caffè, con gli amici
si parlava di donne e motori
si diceva son gioie e dolori
lui piangeva, e parlava di te.

Se si andava in provincia a ballare
si cercava di aver le più belle
lui restava a guardare le stelle
sospirando e piangendo per te.

Alle carte era un vero campione
lo chiamavano il ras del quartiere
ma una sera, giocando a scopone,
perse il punto, parlando di te.

Ed infine, una notte si uccise,
per la gran confusione mentale
un peccato, perché era speciale,
proprio come parlava di te.

Ora dicono fosse un poeta,
che sapesse parlare d’amore.
Cosa importa se, in fondo, uno muore
e non può più parlare di te?

- Bruno Lauzi -
(1937 - 2006)
filtrato da: ZioSimo alle 13:10 | link | commenti (9)
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venerdì, 01 settembre 2006

"Ma ho anche qualche consolazione.
Stamattina, in via Ben Yehuda, una giovane donna si è mesa a rincorrere l'autobus ed è riuscita a saltarci sopra dalla porta posteriore. L'autista ha chiuso le porte ma una scarpa le è caduta in strada... Un ragazzo che passava l'ha raccolta e senza la minima esitazione ha cominciato a inseguire l'autobus, come un disperato. Sono rimasto per un attimo sconcertato dalla scena, poi mi sono ripreso. Ho fermato un taxi (senza nemmeno pensare ai pochi soldi che avevo) e ho gridato all'utista di seguire il ragazzo - il quale, detto fra noi, correva come una belva, come uno che lotta per la propria vita. Correva nella ressa, fendendo la folla e tenendo la scarpa sollevata. Una scarpa nera, lucida. Siamo riusciti a raggiungerlo solo dopo alcuni minuti e gli ho urlato che saltasse dentro. Ha capito subito, si è scagliato nel taxi in movimento e abbiamo inseguito l'autobus ancora per qualche minuto. Lui era seduto al mio fianco ma non mi guardava, la scarpa riempiva l'intero spazio dell'abitacolo. Anche l'autista sembrava molto partecipe, e si lanciava in pericolose gimcane, come in un film. Finché, vicino a piazza Atarim, l'autobus si è fermato e siamo riusciti a superarlo. Il ragazzo è guizzato fuori e si è precipitato. L'ho visto aprirsi un varco tra la gente e restituire la scarpa alla donna. Poi l'autobus è ripartito."


David Grossman
"Che tu sia per me il coltello"
filtrato da: ZioSimo alle 18:09 | link | commenti (11)
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sabato, 26 agosto 2006

mani
"E di nuovo cambio casa
di nuovo cambiano le cose
di nuovo cambio luna e quartiere
come cambia l'orizzonte, il tempo, il modo di vedere
cambio posto e chiedo scusa
ma qui non c'è nessuno come me.."




Chissà com'è che il vecchio Fossati c'ha sempre la parola giusta..
chissà..

Fattostàccche.. di nuovo cambio casa..
non subito.. diciamo il mese prossimo..
e facciamo subito chiarezza sulla portata dell'evento..

Le ultime ricerche americane - sicuramente del Massacciussez Institut ov Tecnologi – individuano una Classifica delle Cause di Stress della media gentaglia come noialtri..
Orbene, come saprete, il Massacciussez Institut ov Tecnologi deve, per statuto, occuparsi solo di cazzate.. (possibilmente cazzate Bianche-AngloSassoni-Protestanti).. quindi non aspettatevi di risultare stressati per robaccia da comunisti tipo la fame nel mondo, i profughi del Sudan, i bombardamenti sul Libano, le carceri cinesi, gli psicofarmaci ai bambini, il costo dell'energia, Bush..
niente di tutto ciò.. l'orrenda selezione vede ai primi tre posti:
1.le ferie (pensa un po' come stiamo messi)
2.il licenziamento
3.il trasloco

allora.. per le prime due sto coperto..
dalle ferie sono appena tornato.. poche, maledette e subito..
e poi.. non pigliamoci per i fondelli.. cosa vuoi che mi licenzino a fare?.. c'ho un contratto che neanche un bracciante agricolo dell'800..

invece il trasloco.. quello sì..
quello sì..

..

sarà il sesto in 10 anni..
anzi.. per la precisione saranno il sesto e il settimo in dieci anni..
perché lo Zio non si fa mancare nulla..

io cambio..
perché la villetta con giardino, alberi da frutta e zanzarodromo olimpionico che affittammo in 5 due anni fa è diventata troppo grande per tre.. e troppo costosa..
e quindi
agenzie immobiliari..
annunci..
appuntamenti..
scatoloni..
scatolini..
bestemmie..
scatoletti..
sacchetti..
bestemmie..

ma bestemmie l'hai detto due volte!”
“..perché mi devono sentire.
.”

dicevo..
io cambio.. ma non basta..
anche mio padre ha deciso di cambiare casa..
anche per lui la villona col parco, i vialetti, e i pini marittimi, il picchio che mangia i pinoli e lo scoiattolo che ruba le noci, è diventata troppo grande..
si è rotto le balle.. vuole un appartamento, grande magari, comodo.. ma che gli stia giusto addosso..

e quindi..

agenzie immobiliari..
annunci..
appuntamenti..
scatoloni..
scatolini..
bestemmie..
scatoletti..
sacchetti..
bestemmie..

ma bestemmie l'ha detto due volte anche lui!”
“..da qualcuno avrò imparato no?”


ecco..
non solo dovrò incistarmi nel traffico umido e appiccicoso di questa città.. con la macchina piena di scatoli, facendo diciotto viaggi, per portare tutto in un appartamento che sicuramente troverò al settimo-piano-senza-ascensore..
non solo..
ma in più dovrò farmi almeno un paio di volte 'sti 150 km A/R di autostrada per andare ad inscatolare ciò che di mio è rimasto a casa del genitore..
muri e muri di libri..
il mio juke-box Rockola 444 pieno di 45 giri anni '80..
le mie chitarre.. dischi..
altro ciarpame vario di cui dovrò decidere il destino..

peccato..
mi ci ero anche affezionato un po' a quella casa..
sebbene non ci vivessi.. sebbene non fosse il posto in cui sono cresciuto..
ma pare funzioni così.. c'ho fatto l'abitudine..

da molto tempo pazientemente ricostruisco-decostruisco il mio rapporto con l'esperienza del mettere radici..
dice il Buddha.. “La vita è un ponte, perciò non costruirci sopra una casa”..
chissà che vorrà dire..

“E di nuovo cambio casa
di nuovo cambiano le cose..”




filtrato da: ZioSimo alle 13:49 | link | commenti (9)
categories: cronachedivillabonazza
lunedì, 21 agosto 2006

mani

Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida,rivolgendomi vedró compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sará troppo tardi; ed io me n'andró zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.


- Eugenio Montale -









filtrato da: ZioSimo alle 03:30 | link | commenti (5)
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martedì, 20 giugno 2006

mani
tornando in auto dopo un weekend passato a casa dei miei..
pochi minuti dopo la partenza passo davanti alla vecchia casa dove per decenni hanno abitato i miei nonni.. la vedo da lontano..
la campagna della mia infanzia..
il vecchio casale dove abitavano tante famiglie.. una grande casa in mezzo ai campi.. lontano dal paese.. lontano dal traffico della StradaStatale..
in mezzo ai campi.. grano.. pioppi.. soja.. erba medica.. mais..negli anni.. e il ciclo continua..
oggi lì non abita più nessuna delle persone che conoscevo..
alcuni dei Vecchi son passati a miglior vita.. altri, come i miei nonni, negli anni si sono trasferiti in appartamenti nel centro del paesello.. non hanno più l'età per farsi chilometri in bici o in motorino per fare la spesa..
l'han fatto fino a che han potuto.. e pure un po' di più..

con le loro partenze si è chiusa un'epoca.. per loro.. per me.. per chiunque..
al vecchio casale niente più orti.. nè capanni per gli attrezzi costruiti con lamiere e vecchie porte di legno scassate..
niente ferro di cavallo appeso all'uscio..
niente pollaio, niente gallo sempre incazzato.. nè conigli dal destino segnato.. la capretta bianca del vicino e il suo albero di fichi.. la legnaia dietro il capanno..
il cavalletto per i tronchi da segare.. il ceppo per quelli da spaccare col Masànc (la mannaia).. il fuoco di per bruciare le sterpaglie..
spariti..
tutto sparito, cazzo!

hanno tagliato pure il mio Salice..
il Salice su cui passavo i pomeriggi d'estate..
mia nonna mi diceva di non salirci.. temeva che il legno dolce cedesse sotto il mio peso.. inutile dire che non capitò mai..
al caldo del primo pomeriggio io salivo tra i rami.. mio nonno stava sotto l'albero.. seduto sulla sedia guardava lontano.. raschiava la corteccia da qualche ramo con la "Brìtule", la sua piccola roncola da tasca..
lo faceva lentamente.. con precisione.. come in una meditazione.. in silenzio..
poi si addormentava.. seduto.. a gambe accavallate.. i gomiti poggiati sulle cosce..
le mani chiuse l'una nell'altra.. mani di legno.. mani di corteccia.. che non temono l'ortica..

tutt'intorno la luce accecante del Sole riflesso sulla ghiaia bianchissima..

gli altri bambini dormivano in casa a quell'ora.. ora del sonnellino pomeridiano.. io non dormivo.. mai..
me ne stavo da solo.. sul Salice.. o giravo solo per i cortili e i campi.. e i fossi...
i fossi... misteriosi.. spaventosi.. popolazione di rane, rospi, serpentelli..
e quegli insettini incredibili con le zampette lunghe.. che contro ogni previsione camminavano sull'acqua... incurvandone impercettibilmente la superficie.. come fosse un cuscino morbido.. piegando i riflessi di luce.. come una magia..
e i girini.. e le zanzare..

brutta esperienza finir dentro un fosso pieno d'acqua..
inzupparsi fino alla cintola.. coperto di viscide alghette..
e poi il fondale..
e chi se l'aspettava! il fondale da fuori sembrava solido! e invece quando ci sei dentro è una melma in cui sprofondi con tutte le scarpe.. fino agli stinchi..
e mia nonna mi guarda e ride.. che cacchio ridi che son sembro "il mostro dela palude nera!

..han coperto di terra anche il fosso in cui pescavo le rane.. nulla è più com'era..

dicevo..
son tornato in quei posti..
ma non ce l'ho fatta ad arrivare fino al casale.. non ci vado da troppi anni..
mi sono allungato per le stradine polverose tra i campi tutt'intorno..
han tagliato gli altissimi pioppi che le costeggiavano.. ne son rimasti solo un paio..
continuo poi mi fermo e spengo l'auto.. apro la portiera.. di fronte a me una pianta di iperico, svetta tra gli arbusti.. gialla e sola.. ne colgo un rametto..

il vento tra le pannocchie ancora verdi del mais..

fruscii nei fossi..
movimenti nell'erba al mio passaggio..
guizzi improvvisi nell'acqua del canale.. poi un battere d'ali..
un falco!.. ha preso il volo.. non capisco da dove.. ma sta volando di fronte a me.. a pochi metri da terra... sbatte le ali.. sorvola un campo..
continua a sbattere le ali..
sta cercando..
aspetta..
annusa l'aria..
ed eccola finalmente.. la corrente..
smette di sbattere le ali.. non serve più.. ha trovato la corrente..
ora plana.. inizia la danza.. la spirale..
comincia a salire.. le ali distese.. le ultime piume ben allargate s'aggrappano all'aria..
per fortuna il Sole è alle mie spalle.. posso fissare il falco che continua a salire... la meraviglia non è ancora finita.. un gabbiano! un gabbiano sta planando a qualche decina di metri sopra di me.. il falco non pare curarsene.. volano nella stessa porzione di cielo..
il falco lontano è ormai una sagoma nera.. il bianco del gabbiano continua a splendere nel sole..

..un paio di ampi cerchi descrivono insieme le due anime nel cielo..

poi il gabbiano s'allontana, mentre il falco continua a salire in cerchi sempre più larghi..
saran passati una quindicina di minuti da quando l'ho incontrato.. non ha ancora sbattuto le ali.. e non lo farà..
ormai è un puntino scuro.. lo scorgo a mala pena..
tengo gli occhi spalancati per non perderlo.. lo tengo... lo tengo..
poi un battito di ciglia..
tanto basta perché possa scomparire..
andato..
nessuna sagoma scura macchia più il cielo azzurrissimo...
io rimango ritto in mezzo alla stradina.. le braccia lungo i fianchi.. il naso al cielo.. il respiro strozzato..

impara giovane spirito.. impara..
lascia che vada ciò che deve andare..

risalgo in macchina, mi giro e riparto.. ricompare in distanza lungo la strada la vecchia casa dei nonni..
lascio che vada ciò che deve andare..
filtrato da: ZioSimo alle 02:58 | link | commenti (8)
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martedì, 16 maggio 2006

ferretti C’è una sala davanti alla stanza delle operate..
un salottino con tv e un lungo tavolo..
entrando avverto un’atmosfera un po’ troppo da BladeRunner per essere in un ospedale..
forse è la tapparella abbassata, che lascia filtrare drammatiche lame di luce.. sì.. ma non basta..
mi guardo intorno.. i muri bianchi virano ad un colore che non è quello del lampadario..

la mensola sta molto in alto.. ecco perché non l’avevo notata..
una madonnina.. con un’aureola di neon azzurro appena schermato da un anello di plastica bianca che diffonde il bagliore lungo le pareti.. un neon di quelli da trappola per zanzare..
un’enorme disco luminoso azzurro-violaceo.. una specie di NaveMadre della Federazione Intergalattica.. appostata lì.. sul capo della madre di gesùccristo..

ai piedi della Vergine, una ghirlanda di fiori di plastica impolverati.. e due boccette.. due flaconcini, bianchi, di plastica, tipo bottigliette del disinfettante.. con una scritta stampigliata.. “Acqua Benedetta”.. su quello mezzo vuoto anche una scritta in pennarello.. “Urologia”..

mando a memoria il campionario di blasfemità.. hai visto mai che un giorno mi schiaccio un dito nella porta e mi trovo a corto di bestemmie?

mi accomodo su una poltrona medica sagomata, con poggiapiedi regolabile e braccioli imbottiti..
Leggo Focus.. L’Unità.. e una pubblicazione del “Coordinamento Nazionale Caposala”.. tutta..

mi rialzo in silenzio e torno nella camerata camminando piano.. senza rumore..
dormono..
raggiungo il centro della sala..

la stanza è un fiore.. e i letti sono i suoi petali.. bianchi..
le quattro donne si lamentano piano.. nel sonno..

io rimango..
mi siedo nella penombra..
scompaio in un angolo.. tra il muro e l’ombra obliqua della persiana..

la donna nel letto accanto a quello di mia madre socchiude appena gli occhi..
mi guarda..
è così stanca..
riemergo.. e accenno un sorriso..
lei lo raccoglie con lo sguardo.. ma non ha la forza di ricambiare..
abbasso le palpebre piano.. dormi..
il dolore passerà presto..
la donna si assopisce di nuovo.. tra i capelli nerissimi..
l’effetto dell’anestesia le confonde ancora i sensi..
esco dal suo sogno in silenzio..

poggio il viso tra le mani..
la notte passerà presto..
filtrato da: ZioSimo alle 03:57 | link | commenti (12)
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giovedì, 04 maggio 2006

Erik Satie
una notte..
finalmente..

domani mattina non lavoro.. posso dormire..
e allora stanotte rimango alzato fino a tardi..
nonostante sia tornato dall'allenamento alle 11emmezzo.
stanco..
ma.. stare alzato di notte.. da solo..
mentre qualcuno dorme.. e qualcun altro gira per casa e passa a fumare una sigaretta e fare due chiacchiere sottovoce..
prima di andare a dormire..


Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno, teso
come un lino a sventolare


c'è qualcosa a cui devo pensare..
e non so ancora come pensarlo..

metto Erik Satie in cuffia..
perché è una carezza.. sulla pelle sottile dell'anima..

non lo so da quale pianeta sia arrivato quest'ometto..
con la sua barbetta a punta.. e il suo pince-nez..
non so in quali luminose galassie abbia ascoltato la musica che ha portato sulla Terra..

ma ovunque sia quel posto.. in qualunque tempo..
in una qualche vita e in qualche tempo.. ci sono stato anch'io..

almeno di passaggio..
forse all'inizio..

l'inizio..
curiosa questione il principio..

lo sto vedendo.. l'inizio..
nel pancione di un'amica..
che cresce ogni giorno un pochino.. tondo.. pieno.. pronto..
e la piccola freme per uscire..
perché siamo quasi alla fine..
che poi è l'inizio..
l'inizio di una cosa già iniziata prima..
la fine di una cosa che continua..
anzi no.. che inizia..
e gira il mondo gira.. nello spazio senza fine..

l'inizio..
la fine..
l'inizio..

mia madre ha 50anni..
entrerà in sala operatoria fra una settimana..
ci starà poco..
uscirà tranquilla.. dormendo..
in quell'oretta scarsa, il primario, con gesti precisi, puliti, sapienti, le praticherà una perfetta isterectomia..
il vuoto.. se lei vuole salvarsi la pelle..
poi si sveglierà, mia madre, e piangerà.. per quel “buco nella pancia”, come lo ha chiamato..
e avrà giorni dolorosi di forzata immobilità.. e di pensieri..
e me lo ha già detto..

a me farà bene se tu ci sarai..
ma tu sei un uomo.. capisci?
avrò delle amiche ad assistermi..


sì, madre.. capisco..
c'è un posto nell'universo dove gli uomini non hanno il coraggio di guardare..
chissà se il primario sente una stretta allo stomaco.. quando asporta l'utero a una donna..

fine..
...
inizio..

chissà se ha sentito una stretta allo stomaco, il primario, quando Orfeo - lo chiamerò così – si è svegliato dal coma profondo..
quando quella fine.. è diventata un inizio..
l'ho conosciuto ieri, Orfeo.. lavoreremo insieme per un po' di tempo.. continueremo un lavoro già iniziato con altri.. un lavoro che oggi finisce.. solo per poter ricominciare..
continueremo quindi.. cercheremo insieme di ridare un nome alle cose.. di ricordare come si fanno le cose..
sua madre ci guarderà..
sua madre che ha visto la fine.. e dopo la fine l'inizio.. nell'ordine sbagliato.. e ha perso l'orientamento.. e adesso vuole che quell'inizio non finisca mai..
che Orfeo.. tornato bambino.. ci rimanga..

inizio..
fine..
inizio..
la notte di primavera..
sta per diventare giorno..
...

Erik Satie..
Danse de Travers n.1..
non inizia e non finisce..
ci capiti in mezzo..

c'è uno specchio in fondo alla sala..
alzo la testa..
ma guarda un po'.. non ci pensavo..
ho anch'io la barbetta a punta.. e gli occhialini..
alla fine, un giorno, ci torneremo su quel pianeta..
mi insegnerai il pianoforte..
alla fine..
all'inizio..
filtrato da: ZioSimo alle 05:03 | link | commenti (13)
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venerdì, 14 aprile 2006

godot"E adesso che facciamo?"
"Non lo so"
  "Andiamocene"
  "Non si può"
"Perchè?"
"Aspettiamo Godot"
"Già, è vero."

____



S a m u e l  B e c k e t t
13 aprile 2006
Centenario della Nascita
filtrato da: ZioSimo alle 21:33 | link | commenti (11)
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