tornando in auto dopo un weekend passato a casa dei miei..
pochi minuti dopo la partenza passo davanti alla vecchia casa dove per decenni hanno abitato i miei nonni.. la vedo da lontano..
la campagna della mia infanzia..
il vecchio casale dove abitavano tante famiglie.. una grande casa in mezzo ai campi.. lontano dal paese.. lontano dal traffico della StradaStatale..
in mezzo ai campi.. grano.. pioppi.. soja.. erba medica.. mais..negli anni.. e il ciclo continua..
oggi lì non abita più nessuna delle persone che conoscevo..
alcuni dei Vecchi son passati a miglior vita.. altri, come i miei nonni, negli anni si sono trasferiti in appartamenti nel centro del paesello.. non hanno più l'età per farsi chilometri in bici o in motorino per fare la spesa..
l'han fatto fino a che han potuto.. e pure un po' di più..
con le loro partenze si è chiusa un'epoca.. per loro.. per me.. per chiunque..
al vecchio casale niente più orti.. nè capanni per gli attrezzi costruiti con lamiere e vecchie porte di legno scassate..
niente ferro di cavallo appeso all'uscio..
niente pollaio, niente gallo sempre incazzato.. nè conigli dal destino segnato.. la capretta bianca del vicino e il suo albero di fichi.. la legnaia dietro il capanno..
il cavalletto per i tronchi da segare.. il ceppo per quelli da spaccare col Masànc (la mannaia).. il fuoco di per bruciare le sterpaglie..
spariti..
tutto sparito, cazzo!
hanno tagliato pure il mio Salice..
il Salice su cui passavo i pomeriggi d'estate..
mia nonna mi diceva di non salirci.. temeva che il legno dolce cedesse sotto il mio peso.. inutile dire che non capitò mai..
al caldo del primo pomeriggio io salivo tra i rami.. mio nonno stava sotto l'albero.. seduto sulla sedia guardava lontano.. raschiava la corteccia da qualche ramo con la "Brìtule", la sua piccola roncola da tasca..
lo faceva lentamente.. con precisione.. come in una meditazione.. in silenzio..
poi si addormentava.. seduto.. a gambe accavallate.. i gomiti poggiati sulle cosce..
le mani chiuse l'una nell'altra.. mani di legno.. mani di corteccia.. che non temono l'ortica..
tutt'intorno la luce accecante del Sole riflesso sulla ghiaia bianchissima.. gli altri bambini dormivano in casa a quell'ora.. ora del sonnellino pomeridiano.. io non dormivo.. mai..
me ne stavo da solo.. sul Salice.. o giravo solo per i cortili e i campi.. e i fossi...
i fossi... misteriosi.. spaventosi.. popolazione di rane, rospi, serpentelli..
e quegli insettini incredibili con le zampette lunghe.. che contro ogni previsione camminavano sull'acqua... incurvandone impercettibilmente la superficie.. come fosse un cuscino morbido.. piegando i riflessi di luce.. come una magia..
e i girini.. e le zanzare..
brutta esperienza finir dentro un fosso pieno d'acqua..
inzupparsi fino alla cintola.. coperto di viscide alghette..
e poi il fondale..
e chi se l'aspettava! il fondale da fuori sembrava solido! e invece quando ci sei dentro è una melma in cui sprofondi con tutte le scarpe.. fino agli stinchi..
e mia nonna mi guarda e ride.. che cacchio ridi che son sembro "il mostro dela palude nera!
..han coperto di terra anche il fosso in cui pescavo le rane.. nulla è più com'era..
dicevo..
son tornato in quei posti..
ma non ce l'ho fatta ad arrivare fino al casale.. non ci vado da troppi anni..
mi sono allungato per le stradine polverose tra i campi tutt'intorno..
han tagliato gli altissimi pioppi che le costeggiavano.. ne son rimasti solo un paio..
continuo poi mi fermo e spengo l'auto.. apro la portiera.. di fronte a me una pianta di iperico, svetta tra gli arbusti.. gialla e sola.. ne colgo un rametto..
il vento tra le pannocchie ancora verdi del mais.. fruscii nei fossi..
movimenti nell'erba al mio passaggio..
guizzi improvvisi nell'acqua del canale.. poi un battere d'ali..
un falco!.. ha preso il volo.. non capisco da dove.. ma sta volando di fronte a me.. a pochi metri da terra... sbatte le ali.. sorvola un campo..
continua a sbattere le ali..
sta cercando..
aspetta..
annusa l'aria..
ed eccola finalmente.. la corrente..
smette di sbattere le ali.. non serve più.. ha trovato la corrente..
ora plana.. inizia la danza.. la spirale..
comincia a salire.. le ali distese.. le ultime piume ben allargate s'aggrappano all'aria..
per fortuna il Sole è alle mie spalle.. posso fissare il falco che continua a salire... la meraviglia non è ancora finita.. un gabbiano! un gabbiano sta planando a qualche decina di metri sopra di me.. il falco non pare curarsene.. volano nella stessa porzione di cielo..
il falco lontano è ormai una sagoma nera.. il bianco del gabbiano continua a splendere nel sole..
..un paio di ampi cerchi descrivono insieme le due anime nel cielo.. poi il gabbiano s'allontana, mentre il falco continua a salire in cerchi sempre più larghi..
saran passati una quindicina di minuti da quando l'ho incontrato.. non ha ancora sbattuto le ali.. e non lo farà..
ormai è un puntino scuro.. lo scorgo a mala pena..
tengo gli occhi spalancati per non perderlo.. lo tengo... lo tengo..
poi un battito di ciglia..
tanto basta perché possa scomparire..
andato..
nessuna sagoma scura macchia più il cielo azzurrissimo...
io rimango ritto in mezzo alla stradina.. le braccia lungo i fianchi.. il naso al cielo.. il respiro strozzato..
impara giovane spirito.. impara..
lascia che vada ciò che deve andare..
risalgo in macchina, mi giro e riparto.. ricompare in distanza lungo la strada la vecchia casa dei nonni..
lascio che vada ciò che deve andare..